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IHUTIFUL By Paolo Levi Sandri

La vera storia della sguilina

"Adesso parla o ti incenerisco!"

Sapevo che l'androide che mi stava davanti - tale Antolio Bilio - non stava scherzando. Le sue corna convergenti all'Arseniuro di Gallio incutevano il dovuto rispetto a chiunque non avesse voglia di lasciare questa valle di lacrime nei successivi due millisecondi. Avrebbe infatti potuto usarle per scoccare un arco voltaico da 200000 Volt dirigendolo con estrema precisione. Dicono che sia stato grazie a queste che si impadronì dell'Etruria stabilendo la sua residenza in una chiesa sconsacrata a Canale Monterano da dove ora controlla e gestisce il contrabbando di pecore.

"Occhei, occhei" dissi cercando di guadagnare qualche secondo. "Punta le corna da qualche altra parte e siediti; vuoi un cioccolatino?"

Per tutta risposta incenerì la mia ultima piantina di canapa.

Allora mi decisi.

"È una storia lunga..."

Una leggera scossa mi raggiunse sul braccio, tanto per farmi capire che non era proprio il caso di fare lo gnorri.

"Questa storia me l'ha raccontata mio nonno che la apprese da suo nonno. Pare che allora, le comunicazioni avvenissero attraverso dei sistemi rudimentali che richiedevano la trasmissione di dati attraverso linee telefoniche. Questi dati venivano poi letti..."

"Letti? E che vor dì?"

Tentai di spigarglielo mostrandogli una copia di un vecchio libro. Lui la prese incuriosito e la mangiò prima che potessi fermarlo. Non gli piacque e iniziò ad innervosirsi.

"Fermo fermo! lasciamo stare l'aspetto storico e andiamo al dunque!"

In segno di approvazione emise un rutto al tungsteno che fece tremare le pareti della stanza e mandò in frantumi il mio cylum preferito.

"Dicono che tutto sia iniziato in una remota regione della Lapponia dove venivano svolte ricerche sul comportamento dei trichechi e dei leoni marini. I ricercatori si erano accorti della grossa difficoltà nell'avvicinarsi ed essere 'accettatì dalla branco. Avevano però casualmente scoperto che il maschio dominante di un branco particolarmente numeroso sembrava provare simpatia per uno dei giovani ricercatori, uno spagnolo di Salamanca chiamato Pepè Cortez. Costui era, purtroppo per lui, in una situazione che gli avrebbe impedito di rifiutare un ordine del suo capo. Cosi`, quando gli venne ingiunto di distrarre il capo tricheco, fece buon viso a cattivo gioco. Per sua fortuna aveva portato con sè un barattolo contenente una muffa biancastra che aveva raccolto sulle pareti umide del proprio studiolo, nei sotterranei dell'istituto norvegese per gli studi onanistici. Quella muffa fù la sua salvezza. Le proprietà dilatanti, rilassanti e lubrificanti del misterioso materiale gli consentirono di sopravvivere alle tre settimane di ricerca, traendone anzi, un qualcerto piacere"

"Tornato ad Oslo, fece una scorta del materiale, diede fuoco alla stanza e si rese irreperibile. Si narra che si fosse trasferito in Galles dove avrebbe assunto il nome surrettizzio di JJoHn PPippet Chourtll e avrebbe continuato le sue ricerche sulla misteriosa muffa dedicandosi in particolare al tentativo di estrarla dalla radica di erica. La ricerca si rivelò purtroppo infruttuosa ma, incapace di tenere per sè l'importante segreto-secreto spifferò la notizia ai membri di una associazione illegale che rispondeva alla sigla IHU ( e nessuna ha mai capito cosa ciò volesse dire ). Costoro parlavano tra loro in un codice tutt'ora incomprensibile in cui ricorrevano alcune parole chiave (diarrea, limone, pazzo, 30 cm...) La notizia della scoperta del materiale (che fu battezzato sguillina da tale Simone poi divenuto coprolalico ufficiale della setta) sconvolse IHU fino a portare il gruppo sul punto di rottura. Fu addirittura fondata una setta avversaria chiamata IHS che non ebbe però fortuna e i cui adepti furono costretti a mangiare 50 chiogrammi di prugne californiane al giorno fino a quando non ripudiarono l'eresia"

"Mi piacciono le prugne!" esclamò bambinescamente Bilio. E nel far ciò emise una scarica meteorismica al cloruro di vinile. Purtroppo avevo dimenticato di pagare la bolletta della luce e la stanza era illuminata solo da una vecchia candela. L'effetto fu devastante. La fiammata retro-diretta fuse la mia pipa ad acqua preferita.

Cercai di restare calmo.

"Per farla breve, diversi membri della setta volevano mettere le mani sulla sguillina ma ce n'era troppo poca per tutti. In particolare tale Pama ne voleva per provarla coi sigari cubani, tale Ira ne voleva per una sua ricerca sui gorilla di montagna, e tale Luther ne voleva perchè, rifiutato da Pama, aveva scoperto le gioie della copulazione extra-specifica"

"Nel frattempo, Pepè, deluso dai ripetuti insuccessi si era rifugiato negli Stati Uniti dove aveva assunto il nome fittizio di Jean Pippet de la Court. Scoperto da un agente federale mentre si faceva una birra lungo la highway 61 dalle parti di Duluth, venne arrestato e inviato ad Alcatraz per sei mesi di lavori forzati."

"Quella condanna fu la sua salvezza. Spaccando pietre si accorse che alcuni calcari producevano degli umori molto simili alla sguillina. Provando e riprovando riuscì a sintetizzarla. La usò subito in quanto era rinchiuso in una cella con quattro membri delle black panthers che gli avevano già lasciato subodorare cosa volessero da lui."

"Esaurita la pena, Pepè si ripresentò su IHU con chiari intenti spacciatorii con un messaggio intitolato . La risposta fu travolgente. Spacciandosi per un italiano di nome Gianpippetto Cortese, Pepè diventò presto ricco. Tornato ad Oslo si vendicò del suo precedente direttore abbandonandolo sull banchisa all'inizio del disgelo in compagnia di un orso bianco. Divenne così direttore del prestigioso mensile della società onanistica dove raccolse gli interventi di alcuni intenditori ambosessi tra i quali vale la pena citare:

A.L. Meneghini: "La masturbazione durante il boom economico"
C. Quartararo: "Lo scambio volante di mano"
L. Aura (pseudonimo di Nick O'Lettah): "Uso ed abuso degli ortaggi"
Simone: "Alimò e Taccitù eran dù fratelli indù. Alimò aveva sonno, taccitù e de tunonno."
L. Blisset: "Metodologia della transumanza transessuata"
R. Campana: "Chi fa da sè fa per tre e chi non ha fatto resta a me"
Silvia: "Come farlo prima dei diciotto anni"
L.D. Kap: "L'uso della sguillina nei trapianti tricotici"
Ira: "Come calmare un gorilla di montagna infuriato"

"Basta!" urlò Bilio. "Dammi la sguillina"!

Una luce strana comparve nei suoi occhi. Avevo ancora un po' di quella roba. L'avevo trovata in un vecchio baule in soffitta insieme a certi appunti riguardanti i decadimenti dei mesoni pseudoscalari. Non era certo il caso di scherzare. Presi la scala e mi inerpicai in soffitta dove, non senza sorpresa, scoprii un gran disordine. E di sguillina non c'era traccia... Tornai giù.

"ALLORA???" grugni Bilio.

"Allora qualcuno ti ha preceduto!" gli dissi porgendogli un foglio con su scritto MM.

"Per tutti i ruminanti di Betelgeuse! MarcoMesso! il mio infame rivale!"

Temetti l'ira funesta che stava per abbattersi su di me. E invece Bilio sembrò calmarsi. Lo sentii sussurrare: "Lo troverò. Quant'è vera la diarrea, lo troverò". Mi ringraziò. Si scusò per aver distrutto un pò di materiale. Una lacrima al polipropilene gli scese lungo la guancia e cadde sulla bilancia di precisione perforando un piatto.

"Non te la prendere Antolio, quella roba ha fatto impazzire generazioni e generazioni ma da qualche parte ce n'è sicuramente ancora. Bisogna cercare, cercare, cercare...."

Uscì. Lo vidi scendere in corlile e avvicinarsi ad un toro maremmano che accarezzò sulla testa. Gli disse qualcosa all'orecchio. Il toro lanciò in aria un lungo tristissimo muggito. Poi si girò verso l'aiuola e mangiò l'ultimo papavero della mia coltivazione.

Si avviarono insieme verso valle, l'androide e il toro, ma ben presto, nel sole al tramonto, le loro silouettes si confusero. Solo occasionalmente lo scoccare di una scintilla permetteva ancora di riconoscere chi dei due fosse il temutissimo signore di Tolfa.


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