Ricerca la tue barzellette preferite tra le oltre 10.000 catalogate.     
  
tutte le parole    almeno una parola

IHUTIFUL By Paolo Levi Sandri

Le veritiere vacanze del Kap

Nell'ambito di un vasto ed esaustivo programma di ricerca coordinato dall'on. ministro per la felicità obbligata dell'italiano quadratico medio Lidia Turco, rendiamo oggi noto il resoconto di una videoindagine sul campo, effettuata accompagnando un simpatico gruppo di giovani della bassa durante una felice escursione ai piedi del maestoso Adamello.
L'osservazione, effettuata utilizzando le più raffinate tecniche di videocontrollo in real-time tramite una rete di satelliti spia gentilmente prestata per l'occasione dal KGB in cambio di due soppresse de la val Camonica e tre forme di Quartirolo, ha permesso di seguire inosservati, istante per istante, lo svolgersi dei fatti che vengono qui riportati nella loro cruda verità, orbi di inutili commenti (che vengono lasciati per esercizio all' on. ministro del volemosebbene Livia Turbo) e di futili morali (che saranno sicuramente espresse in seguito colla ben nota arguzia dall'on. ministro del famolapace Libia Turco). Soprassedendo ad ulteriori prolegomena, passiamo direttamente alla sunteggiatura dei fatti.

Sabato:
Appuntamento alle nove con don Giangy. Santa messa ristoratrice dell'animo comprensiva di canto alla gioia ed alla fratellanza. Viene discussa la sesta lettera dell'apostolo delle genti ai bergameschi là dove si legge: "se c'è nebbia è meglio restare a casa". Tutti allegri, e fischiettando "su e giù per la val Camonica", ci riuniamo nel piazzale vicino al pulmann che però non &eagrave; ancora arrivato dato che, Ciro Ruotolo, l'autista dal nome decisamente indicativo della scarsa abilità nel districarsi tra i misteriosi segreti delle curve ad angolo retto della bassa, ha sbagliato svincolo prendendo, anziché lo svincolo di Pontevico, l'uscita di Verolanuova per andare ad infognarsi in quel di Manerbio. Quando finalmente dalla nebbia sbucano i fari dell'atteso autotrasporto abbiamo già dieci minuti di ritardo sulla tabella di marcia. Nulla di strano che in tali condizioni nella tratta tra Verolavecchia e Orzinuovi, percorsa al fine di riunire il nostro gruppetto allegro cogli altrettanto allegri gruppetti di don Francy e di don Giusy, venga inopinatamente imboccato un tratturo secondario che ci porta dritti dritti a Breda Libera. Altri cinque insopportabili minuti vanno ad assommarsi al già maturato ritardo che l'autista, il ritardo, avrebbe poi ampiamente recuperato inerpicandosi su per la valle verso l'Orobie cime.
Una breve sosta sulle sponde del lago d'Iseo per un brunch frugale a base di gallette, un paternoster e un autodafè appositamente composto per l'occasione e che recita: "durante la gita non si muova foglia che don Giangy non voglia".
Si riparte e Ciro, diradata la nebbia, mostra il meglio di sè con controsterzi mostruosi che mettono a dura prova gli apparti digerenti i quali, all'altezza di Bienno, alzano bandiera bianca. Nel gruppo si comincia a rigurgitare qua e là prima sommessamente poi spudoratamente vomitando ad alzo zero. Don Giangi esorta a esondare fuori dal finestrino.
Poi si inginocchia e vomita pure l'anima (tm Gaber). Come relativistici flash scorrono in attimi ai nostri fianchi, Breno, Edolo... don Francy e don Giusy intonano "it's a long way to Mortirolo" cercando di placare gli animi ma nell'ultimo pezzo della pantanica salita cedono anche loro al più cupo pessimismo ed intonano un "de profundis". A Pontedilegno Ciro aziona finalmente i freni. Scendendo barcollando dall'automezzo scopriamo di avere circa due ore di anticipo sulla tabella di marcia.
Il resto della giornata sarà destinato alla sistemazione della truppa nel rifugio. Le tre femmine finite per errore nella nostra gita (dovevano andare a Lignano Sabbiadoro colle orsoline) vengono sistemate nello stanzone da ventiquattro letti matrimoniali mentre i sessantadue maschietti brufolosi trovano ampio spazio nella stanza con due letti a castello. Privilegio degli accompagnatori anziani è il dormire in piedi nello sgabuzzino delle scope. Resta il mistero su dove dormano i don ma tra la truppa si ventila della loro instancabilità che li porterebbe addirittura al non dormire mai.

Domenica:
Sveglia alle otto. Don Giangy irrompe nella camerata cantando a squarciagola "laudata sii tu, giornata d'espiazione" seguita da una bellissima messa comprensiva di un approfondito dibattito sulla quindicesima lettera dell'apostolo dei grafomani ai gitanti domenicali ove si legge: "approfittate dunque, o peccatori incalliti, del giorno di riposo del corpo per lo spirto ritemprare attraverso l'astinenza e la della carne mortificazione". Don Giampy segue alla lettera il consiglio e fa servire la colazione a base di pane raffermo, burro rancido e acqua del pozzo. Inizia poi la marcia ed intoniamo, guidati da don Francy che ben conosce le moderne tendenze musicali in voga tra noi giovani, lo spiritual "Joshua at the battle of Gericho". La defatigante passeggiata di dieci chilometri è rallentata dalle frequenti soste della truppa che si butta su tutti i cespugli di bacche commestibili che vengono individuati.
Raggiungiamo quindi il fontanile meta della passeggiata appena appena in tempo per intonare un "laudata si tu, acqua rinfrescante" e ritornare indietro. Per cena burro rancido, pane raffermo e zuppa di erbe di prato alla benedectine. Tre avemarie e quattro invocazioni a san Morfeo e alle nove tutti a letto.

Lunedì:
Don Giangy spalanca la porta della camerata alle sette facendo rullare un charleston che nessuno aveva fino ad allora notato. Dopo una breve meditazione collettiva sulla ventiseiesima esortazione dell'apostolo dei logorroici agli amanti del trekking ove si legge: "se ti fanno male i piedi, se ti fanno male le caviglie, se sei tutto fracico, butta via le superga e mettiti le scarpe da trekking, cretino!", ci abbandoniamo allegri ad una abbondante colazione: pane raffermo, doppia razione di burro rancido e latte di mucca appena munto (solo per quelli che son riusciti ad acchiapparla, la mucca). Jogging di quindici chilometri al canto di "oh! quanto è bella l'uva fogarina" rallentato dalle frequenti soste della truppa che si precipita su tutti i cespugli di bacche (commestibili e non) che incontriamo. Raggiungiamo la pozza meta della giornata appena in tempo per intonare un 'laudato sii tu o sole, che ci coci la brocca" per poi precipitarci a valle seguendo docilmente i misteriosi sentieri tracciati dal principio di minima azione. Per cena insalata fresca di prato (gramigna/ortica) burro raffermo e pane rancido.
Tre atti di fede e trenta minuti di mea culpa in ginocchio sui ceci concludono la radiosa giornata. Alle otto tutti a letto.

Martedì:
Don Giangy ci sveglia alle sei con un do di petto sovracuto in falsetto.
Colazione vegetariana a base di passato di ceci, latte acido cagliato e una pasticca di complesso vitaminico B. Dopo un arguto scambio di idee sul ventinovesimo fax dell'apostolo dei telemaniaci ai possessori di tessera telefonica dove si legge: "quando un uomo col telefonino incontra un uomo senza telefonino l'uomo senza telefonino è un uomo morto", ci avviamo per una corsa veloce di venti chilometri in rigoroso silenzio. Il raggiungimento della meta della scampagnata (una frana fresca fresca di fango e detriti) è ostacolato dal comportamento della truppa che effettua frequenti soste per buttarsi su e divorare qualunque vegetale cresca ai bordi della strada. Giunti allo sgarrupo facciamo appena in tempo ad intonare un "siamo nelle tue mani Giove pluvio" che un temporale mostruoso gonfia i torrenti lungo i quali ridiscendiamo al rifugio comodamente trasportati dalle rapide abbarbicandoci agli scaldabagni opportunamente scaricati qua e là da provvidi inquinatori. Cena ricca a base di muffa di pane, muffa di burro, locuste alla certosina e camomilla. Alle sette a nanna.

Mercoledì:
Le trombe del giudizio vengono suonate da don Giangy alle cinque. Cento flessioni per riscaldare i muscoli, cento genuflessioni per riscaldare l'anima. Un salace botta e risposta sul ventunesimo messaggio in bottiglia dell'apostolo dei naufraghi alle motovedette della finanza ove si legge: "cazzo per un qualunque albanese vi muovete tutti all'unisono e io che sto qua da dieci giorni non mi caga nessuno". Colazione con sniffata al pane raffermo, sniffata al burro rancido, sniffata generica ad una miracolosa polverina fornita da don Giusy e via! trenta chilometri di corsa a piedi nudi sui ghiaioni rallentata dalle frequenti soste che la truppa effettua per cercare di buttarsi giù per i burroni intonando un commovente; "addio mondo crudele". Il cespuglio di stramonio meta della nostra gita viene divorato da don Giangy che intona "this is the end" e si mette a volare imitando il rumore di un elicottero col quale veniamo tutti riportati al rifugio. Per cena maalox alla certosina. Alle sei coma profondo.

Giovedì:
Don Giangy viene impietosamente strozzato proprio mentre, alle quattro in punto, si accinge a darci la sveglia con un gentile carillon che suona "per Elisa". Un vivace scambio di opinioni sulla centoquarta e-mail dell'apostolo dei frantumati al service provider di Prospero Pirlvcxs ove si legge: "perché, o signore, non ci liberi da cotanto fardello? (o quantomeno insegnagli un pochino di sintassi)" e prima colazione a base di don Giangy che viene consumato seduta stante, nudo e crudo. Alka seltzer e via per un percorso di guerra di centocinquanta miglia, percorso rallentato dalle frequenti soste della truppa che si precipita sui villaggi disarmati e li saccheggia selvaggiamente uccidendo tutte le donne e violentando tutti gli uomini al grido di "a chi tocca tocca". Giungiamo alle colonne d'Ercole appena in tempo per intonare "la terra è piatta date retta balle e fanculo pure a Galileo" e ritornare a Zabriskie point dove don Giusy e don Francy vengono sacrificati al termine di un rito satanico. Raggiungono così don Giangy nei campi elisi dove sicuramente si staranno abboffando di pane azzimo. buzz... buzz...

***

Hem hem. Termina qui la proiezione di questo interessante documentario ripreso "on-line" oserei dire e di cui abbiamo assistito alla prima, e presumibilmente ultima trasmissione. Vorrei concludere la trasmissione cedendo la parola all'on. ministro per la distribuzione gratuita dell'estrema unzione ai moribondi Mamma Loturco per un commento finale ma mi fanno cenno dalla regia che non c'è più tempo. Cedo quindi la linea alla pubblicità.


© 2000 - /\/\arco /\/\ex